Isola delle Femmine

Tra miti e leggende l’Isola delle Femmine

Isola delle Femmine

Sulla costa nord-occidentale della Sicilia a circa dieci miglia da Palermo, oltre il golfo di Sferracavallo, c’è Isola delle Femmine. Un’isola che, in realtà, isola non è. Il comune di Isola delle Femmine ha una superficie di 3,54 km² e conta una popolazione residente di 7.296 abitanti. Le sue origini sono quelle di un piccolo villaggio di pescatori posizionato ai margini di una grande costruzione feudale. Successivamente, Isola delle Femmine, divenne a tutti gli effetti una borgata marinara. Oggi, indiscutibilmente, un importante centro turistico e di villeggiatura, tra le mete preferite dai palermitani, il territorio di Isola può vantare una importante riserva naturale marina e terrestre. Va ricordato che il nome “Isola delle Femmine”, di origine incerta, ha sempre destato la curiosità dei suoi visitatori e tra il mito e la leggenda, sarebbero più d’una le ipotesi circa le origini attribuibili al suo nome e al significato di quest’ultimo. Tra queste ricordo:

Una tesi individua l’origine del nome della borgata in Insula Fimi (Isola di Eufemio) dal nome del governatore bizantino della Sicilia nella quale esercitò la sovranità tra l’826 e l’827.

Altra, è quella riconducibile agli abitanti del luogo che chiamavano “Isula di fuora” l’isoletta vicinissima alla costa e dalla forma triangolare

Secondo Camillo Camiliani il nome di “Isola del Donne” era da ricondurre alla memoria del galeotto fiorentino Aurelio Scetti (1565-1577), condannato per aver ucciso la propria donna e deportato sull’isolotto in questione, dove fini i suoi giorni.

Ancora, “Isola e tonnara di Feme” (“Feme”, parola di origine araba che indicava uno stretto passaggio) si legge in una carta borbonica del 1851 che parlava del suo territorio e della sua tonnara.

Quella più fantasiosa e accattivante, e certamente tra le più antiche, ci giunge da Plinio il Giovane (61-114 dC) che parlò di bellissime fanciulle che abitavano la piccola isola le quali venivano offerte in premio ai guerrieri più arditi.

Altra versione, le cui origini si perdono nei tempi ma abbastanza diffusa tra la gente del luogo, narra di tredici donne turche che, esiliate, vissero da sole per sette anni nella torre e che, una volta fuggite e unitesi agli uomini del vicino borgo di Capaci fondarono Isola delle Femmine.

Un po di storia:

Le torri gemelle di Isola delle Femmine

Nel secolo XVI, per difendere il territorio di Isola dalle incursioni dei pirati, furono edificate due torri di avvistamento: una a due piani posta sulla terraferma: la cosiddetta “Turri ‘n terra” che faceva parte del sistema difensivo delle coste siciliane. Questa era armata con una colubrina e presidiata giorno e notte da 4 guardie di vedetta. L’altra, detta la “Turri a mari”, oggi quasi del tutto diroccata, venne costruita attorno al 1580. Con mura spesse oltre due metri e coronata di merli, fu eretta nel punto più alto della cosiddetta “Isola di Fuori”, perchè la sua scogliera, nel lato rivolto al mare aperto, presentava due ampie insenature non visibili dalla costa che potevano offrire un ottimo riparo per le navi dei pirati.

Gemellaggio Isola PittsburghSeguirono secoli di varie vicissitudini che videro gli abitanti di Isola, spesso vittime degli attacchi dei pirati turchi. In tempi più recenti, attorno agli anni trenta, Isola delle Femmine cominciò a spopolarsi, a causa del fatto che i suoi abitanti non riuscivano più a pescare, soprattutto perchè i fondali della sua costa erano stati impoveriti da un tipo di pesca distruttiva, allora abbastanza comune, che prevedeva l’uso della dinamite. Si aprirono così, anche da Isola quei flussi migratori che hanno visto i nostri padri e i nosri nonni fuggire via dalla Sicilia. Flussi che spesso avevano come meta l’America e in particolare la California, dove la gente di Isola fondò il borgo di Black Diamond, nell’odierna Pittsburgh.

L’isolotto, popolato da gabbiani reali e da una notevole colonia di conigli selvatici, introdotti dall’uomo, è da lunghissimo tempo vittima dell’incuria e dell’abbandono. A causa di ciò la torre è stata trasformata in un rudere, di cui resta quasi intatto soltanto il muro che si affaccia sulla ripida scogliera del versante nord. Nell’isola era presente la vegetazione tipica della macchia mediterranea ma l’intervento dell’uomo ne ha modificato l’aspetto praticandovi la pastorizia fino in tempi recenti. L’isolotto di Isola delle femmine e il mare circostante, nel 1997, sono diventati riserva naturale.

Ciò che resta della “turri a mare”

Isola delle Femmine

Foto: Angelo Trapani

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