Piccola storia di Palermo

Assumendo informazioni direttamente dalla rete, fonte inesauribile di notizie, ecco un piccolo sunto di quasi 3000 anni di storia, ovviamente limitata ai soli eventi più rilevanti, di una tra le città più importanti del Mediterraneo: Palermo.

La storia di Palermo è stata ricca di eventi e si può far risalire a ben oltre 2000 anni fa. Intorno al VIII-VII secolo a.C., infatti, i Fenici crearono il primo insediamento stabile in una zona che, in precedenza, aveva comunque visto con alterne fortune il passaggio di popolazioni quali i Sicani, i Cretesi e gli Elimi (più o meno verso il XII secolo a.C.) In tempi più “recenti”, prima dei punici, anche i Greci si stabilirono in prossimità della cosiddetta Conca d’oro. E da loro la città prende il suo attuale nome: Palermo deriva da “Pan Ormos”, cioè “tutto porto”.

Palermo deve infatti gran parte delle sue fortune alla felice posizione in cui venne creato e si sviluppò il primo nucleo urbano: delimitata sui due lati da due fiumi Kemonia e Papireto, (ormai praticamente prosciugati; scorrono sotterranei sotto la città vecchia) proseguendo dal mare verso l’entroterra si ergeva una piccola collinetta su cui venne fondata la città vecchia (la zona intorno al Palazzo Reale di normanna fattura). La zona era facilmente fortificabile, e l’approdo dal mare agevole; due caratteristiche che influirono non poco sullo sviluppo della città.
Permettendole, ad esempio, di resistere all’assalto tentato dal tiranno Siracusano Dioniso I, in lotta con i Cartaginesi.

Dove fallirono i Siracusani riuscirono però, dopo diversi tentativi, i Romani…
Al tempo delle guerre puniche, Panormus fu uno dei porti principali nella contesa tra Romani e Cartaginesi. Inizialmente venne assediata inutilmente nel 258, per poi essere costretta ad arrendersi quattro anni dopo.

Durante la dominazione romana, Palermo non mutò sostanzialmente aspetto e mantenne la sua autonomia.

Il dominio romano finisce nel 491 d.C., quando, in seguito alle invasioni barbariche, la città viene occupata dagli Ostrogoti.

Saranno i Bizantini a liberare la città nel 535 e a regnarvi in un periodo di relativa pace e tranquillità. La Chiesa romana comincia ad allargare la sua influenza in terra sicula proprio in questo periodo. Il regno Bizantino è destinato a durare fino al 831, quando in Sicilia giunsero gli Arabi.
Approfittando della discordia dei regnanti Bizantini, nell’831 gli Arabi penetrano in città. Palermo prova a resistere ai nuovi dominatori, ma è costretta ad arrendersi. La resa della città ne decreterà comunque le fortune, visto che sotto la dominazione islamica Palermo conobbe un fasto e uno splendore che mai nel corso della sua storia riuscirà a rieguagliare.

La città infatti assume un ruolo fondamentale nel Mediterraneo. Comincia ad accogliere stranieri da ogni nazione, cominciando così a sviluppare il carattere cosmopolita che mai abbandonerà Palermo nel corso della sua storia; gli abitanti si moltiplicano, fioriscono le industrie ed il commercio. L’Emiro posiziona in città la propria residenza.
I vinti non vengono comunque oppressi, anzi l’Emiro ricorrerà spesso alla loro collaborazione nell’amministrazione della città. La popolazione cresce verticosamente, superando ben presto le 300.000 unità, e l’impianto urbanistico si espande di conseguenza. Comincia a delinearsi l’attuale aspetto del centro storico di Palermo, aspetto che la città manterrà praticamente intatto per circa un millennio.
Palermo viene divisa in quattro quartieri principali.

1) Il Cassaro (Al-Qsar). Il quartiere del castello, cioè la città vecchia

2) la Kalsa (Al-Hâlisah). L’eletta. Era il quartiere dove l’emiro teneva la sua residenza, le truppe, l’arsenale e gli uffici governativi.

3) Quartieri sud-orientali. Non sono fortificati ed hanno carattere esclusivamente mercantile.

4) Quartiere degli schiavoni. E’ il quartiere dove risiedono gli schiavoni, pirati assoldati dagli arabi per le loro scorrerie nella penisola italica. Vengono ospitati nel quartiere i mercanti delle repubbliche marinare, principalmente i Genovesi.

In tutta la città fioriscono le Moschee, i palazzi, i giardini. Balarm, così venne chiamata la città sotto gli arabi, viene decantata dai geografi e dai poeti. Viene chiamata “Ziz”, cioè “Splendida”.

Tuttavia, anche lo splendore della Palermo islamica è destinato a finire, e i primi ad approfittarne saranno i Normanni…
Una volta cominciato il declino del governo arabo, intorno al XI secolo, la Sicilia viene presa d’assalto da pirati di varie nazionalità, I normanni sbarcarono in forze a Palermo, rompendo la catena che fortificava il porto. Ad approfittarne saranno i Pisani che finalmente riusciranno a depredare la città e a fare abbastanza bottino da utilizzare per costruire il loro duomo.

Nel 1072 Ruggero e Roberto il Guiscardo riuscirono a conquistare Palermo dopo cinque mesi d’assedio. Entro una ventina d’anni l’intera Sicilia sarà nelle mani dei principi normanni, che si spartiranno l’intera isola introducendovi il regime feudale.

Palermo rimarrà comunque una città fiorente anche con i nuovi dominatori, nonostante i normanni abbatterono le numerosissime moschee. I normanni comunque, così come fecero gli arabi, mantennero ottimi rapporti con i vinti, tant’è che, consapevoli della superiorità culturale dei precedenti dominatori, affidarono ad architetti e maestranze arabe la costruzione dei propri palazzi, chiese e monumenti. Nasce in questo modo uno stile unico, l’arabo-normanno, che la farà da padrone in città.

E’ proprio in questo periodo che viene edificata la Cappella Palatina all’interno del palazzo reale, o anche la cattedrale di Palermo ed il duomo di Monreale.
La cattedrale di Palermo sorge attualmente nel luogo in cui in precedenza vi era locata una grande moschea (le cui dimensioni erano circa il doppio dell’attuale cattedrale); tracce della precedente moschea possono essere trovate nella cattedrale, in particolari come la prima colonna del porticato esterno dove, probabilmente caso unico per una chiesa cristiana, vi è incisa la prima pagina del corano (cliccate qui per visualizzarne una foto)

Fino a che il re normanno è Ruggero II, il governo della città è ben saldo, ma alla sua morte comincia a sfaldarsi per colpa della nobiltà feudale, ed a Guglielmo II non resta che ereditare un regno ormai compromesso.

La dinastia dei normanni rimane praticamente senza eredi nel momento di massima espansione del Sacro Romano Impero germanico.
Arrigo VI, figlio di Federico Barbarossa sposa Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggero II. Morto Guglielmo, Arrigo scese in Sicilia a reclamare il regno, ma morirà ancora giovane pochi anni dopo.

Alla sua morte in Sicilia l’impero comincia a vacillare ed acquista sempre maggior potere il papato .

Federico II, futuro Imperatore, nonostante sia sotto la tutela papale, cresce nella corte palermitana, in un clima cosmopolita che influenzerà fortemente la sua crescita culturale.

Nonostante la stretta pressione del papa, rimane fedele ai propri antenati e lotta per il ripristino dell’impero; combatte contro il papato e tiene a bada la nobiltà ribelle.
Federico era per l’epoca una mente illuminata, curiosa e bramosa di sapere e conoscenza, tant’è che lo stesso Federico verrà soprannominato Stupor Mundi; sotto il suo dominio, Palermo diventa, infatti, la più importante capitale culturale europea: alla sua corte giungono da tutta europa e trovano asilo gli spiriti più illuminati del periodo; fiorisce la scuola poetica siciliana, che tanta influenza avrà sugli stilnovisti fiorentini.

Il clima di magnificenza di Palermo avrà una brusca fine alla morte dell’imperatore nel 1250. Ben presto la città, una volta mancato il giovane sovrano, perderà il suo importante ruolo nel mediterraneo, ed il papato per evitare nuovi propositi di restaurazione imperiale, darà il via libera al dominio Angioino dell’isola.
A sancire il definitivo declino della dinastia Sveva e con essa i propositi di restaurazione imperiale, sarà il dominio Angioino nell’isola, fortemente voluto dal papato.
Carlo D’Angiò, una volta battuto Manfredi, discendente di Federico II, governerà prepotentemente l’isola ed umilierà Palermo, accelerandone la decadenza, spostando la capitale del regno dal capoluogo siculo a Napoli.

Il popolo, stanco dei continui soprusi da parte francese, caccerà gli invasori nel 1282, nella famose giornate dei Vespri Siciliani.
I nobili però, preoccupati dalla piega che potrebbe prendere la rivolta popolare, invocano l’aiuto dei regnanti aragonesi pur di mantenere i propri privilegi. La guerra del Vespro (1282-1302) vedrà vincitori proprio questi ultimi e sancirà la definitiva frattura della sicila dal resto del mezzogiorno d’Italia, ancora in mano angioina.

L’isola è ormai definitivamente nell’orbita del reame spagnolo, dapprima come regno vassallo ed in seguito come regno diretto degli Aragonesi.

Alla nobiltà locale, il dominio feudale aragonese consente di mantenere inalterati una lunga serie di privilegi; di conseguenza i nobili siciliani stroncheranno ogni minimo tentativo di rivolta in favore dell’indipendenza dell’isola.

La Sicilia perde sempre più importanza nel mediterraneo, diventando un mero mercato d’importazione; gli Aragonesi latitano nel governo dell’isola e la nobiltà locale ne approfitta per imporre il proprio dominio.

Palermo è per oltre un secolo signoria dei Chiaramonte, che riescono a tenere a bada la nobiltà spagnola e a sfidare il potere regio. Ma alla fine, i Chiaramonte verranno sconfitti dagli Spagnoli, che imporranno il loro dominio diretto sull’isola inviando i propri vicerè ad amministrarla.
Una volta domate le rivolte baronali, nel 1415 giunge in Sicilia il primo viceré spagnolo. Palermo ancora una volta sarà la capitale dell’isola, e lo sviluppo urbanistico della città godrà notevoli vantaggi dal governo viceregio: gli ordini religiosi in questo periodo accumulano sempre più potere, patrimoni e ricchezze; di conseguenza aumentano il numero di chiese, oratori, e monumenti d’ogni genere: Palermo è un costante cantiere aperto, complice anche l’amministrazione municipale, che non vuol essere da meno in questa rincorsa al lusso e all’opulenza, e finanzia la costruzione della fontana Pretoria.

La città si spande oltre la vecchia cinta muraria e le mura stesse vengono rinforzate ed estese, tanto da rendere il castello a mare praticamente imprendibile. Il cassaro (l’attuale Corso Vittorio Emanuele) viene prolungato fino al mare; i due fiumi Kemonia e Papireto vengono prosciugati, e più in là, nel 600 viene approvato il taglio di Via Maqueda, che attraverserà perpendicolarmente il cassaro. All’incrocio tra queste due vie, vengono edificati i quattro canti.
I nobili, avuti garantiti i loro privilegi dai dominatori spagnoli, non vogliono essere da meno di clero e municipalità, ed anche loro cominciano a finanziare la costruzione di magnifici palazzi.

Di contro, nonostante tutta questa opulenza, la popolazione comune vive comunque in condizioni misere e pestilenze e epidemie contribuiscono a far aumentare il malcontento popolare, che sfocerà in diverse rivolte, tutte soffocate nel sangue.

Gli equilibri politici, nel corso dei secoli, cambiano. La Sicilia viene annessa per un brevissimo periodo (dal 1713 al 1718), poi passa agli Asburgo (1718-1734), finché alla fine, lo Spagnolo Carlo III torna a governare l’isola, non più sotto il regno di Spagna, ma come stato autonomo del regno di Napoli. In questo periodo la nobiltà baronale la fa da padrone, non venendo mai contrastata dal governatore; accresce quindi privilegi e ricchezze, e ancora una volta splendidi palazzi e regge vengono edificati in un clima di generale opulenza.

Sotto il regno di Ferdinando IV, il fronte dei baroni resiste anche ai tentativi di riforme del viceré Caracciolo, il quale però riesce a varare diverse riforme in materia fiscale e dà un notevole contributo all’istruzione, promuovendo tra l’altro la costruzione dell’Orto Botanico.
Nel frattempo l’eco della rivoluzione francese risuona anche in Sicilia, e anche se con distanza di diversi anni, ispirandosi alla rivoluzione d’oltralpe, nel 1812 viene varata una riforma costituzionale. Non avrà vita lunga, dal momento che due anni dopo la Corte Napoletana trasforma la sicilia in una provincia del regno e vi insedia un luogotenente.

La lotta aperta, quindi, scoppierà ad intervalli più o meno regolari, durante le rivoluzioni del 1820, ’48 e ’60.
Dal punto di vista urbanistico, la città non subirà sostanziali mutamenti.

Il 1860 è l’anno in cui Giuseppe Garibaldi con i suoi Mille sbarca a Marsala e, una volta sbaragliati i borboni, grazie all’ampio consenso popolare, di fatto realizza l’Unità d’Italia.

La convivenza della Sicilia nel nuovo stato Italiano non è delle più agevoli né tanto meno pacifiche. Palermo nel ’66 sarà teatro di numerosi moti antigovernativi, spesso sfociati nel sangue.

Nonostante tutto, la città risana man mano le sue ferite, e comincia a formarsi una ricca borghesia mercantile e cominciano a nascere le prime timide attività industriali.

La città continua la sua espansione e si estende al di là del centro storico. Nascono nuovi quartieri, viene realizzato il taglio di Via Roma, parallela a via Maqueda (il piano originario prevedeva il taglio di due parallele a via Maqueda e due Parallele a via Roma. Per fortuna – numerosi monumenti sarebbero stati sventrati nel tentativo taglio di quelle vie – il piano non fu mai interamente realizzato). Vengono edificati due teatri di notovole importanza (il teatro Massimo ed il Politeama Garibaldi).
E’ questa l’epoca dei Florio, famiglia di ricchi e lungimiranti imprenditori, che nel corso degli anni diedero sempre più lustro alla città, favorendo lo sviluppo dei commerci, delle arti e della cultura. Numerosi regnanti da gran parte d’europa scelgono Palermo come meta delle proprie vacanze.
E’ anche il periodo in cui Ernesto Basile, architetto artefice dell’ultimazione del teatro Massimo, sotto la cui guida a Palermo si sviluppò una breve ma intensa stagione del Liberty.

Nel periodo della seconda guerra mondiale, la città di Palermo subisce numerose perdite a causa dei bombardamenti alleati. Numerosi monumenti vengono squarciati, e il centro storico viene dilaniato dalle bombe sganciate sulla città. Le perdite sono ingenti e ancora oggi insanabili: gran parte del centro storico è stato lasciato per decenni abbandonato a sé stesso, e quelli che un tempo erano meravigliosi palazzi nobiliari (come palazzo Bonagia), adesso non sono altro che un cumulo di macerie.
Finita la guerra, è il tempo della nascita della Repubblica Italiana. La Sicilia è divisa dalle spinte separatiste (addirittura qualcuno, come il bandito Salvatore Giuliano, avrebbe voluto vedere la Sicilia diventare stato degli Stati Uniti d’America), che contribuiranno ad assegnare alla Sicilia il suo status di regione a statuto speciale. Nel 1947 Palermo viene quindi scelta come sede del governo e dell’assemblea regionale, ospitate fin da allora da Palazzo d’Orleans e dal Palazzo Reale.

Nel 1950 Palermo è ancora una volta vittima del malgoverno delle proprie istituzioni. E’ in questo periodo che avviene il cosiddetto “sacco di Palermo”: la Mafia beneficia dei lavori di ricostruzione post-bellica, e numerosi palazzi di notevole valore artistico ed architettonico vengono abbattuti per far spazio ad orrende costruzioni moderne, talvolta proprio in pieno centro storico. La città si espande senza un vero e proprio piano regolatore, come una cellula impazzita; questo darà vita a problemi urbanistici e logistici che tuttora persistono e difficilmente potranno essere sanati.

In pochi anni Palermo aumenta esponenzialmente il proprio numero di abitanti, fino a diventare la quinta città Italiana.

Negli ultimi decenni, la città diventa teatro e vittima degli affari criminali e delle sanguinose stragi di mafia. Prigioniera di se stessa e molto spesso di una cattiva quanto ingiusta nomea alimentata dalla pessima o incapace amministrazione, la città diventa via, via vittima del degrado e dell’abbandono generando il conseguente disagio sociale dei nostri giorni. Ma Palermo non è sconfitta e  lotta per un’altra primavera!

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