Caccia all’oro nero, la Sicilia a rischio trivellazione selvaggia

Piattaforma offshoreLa costante necessità di greggio, dal quale, dopo un complicato e inquinante processo di raffinazione si produce il combustibile più diffuso per alimentare i motori delle nostre auto e, non solo, conduce le compagnie petrolifere alla incessante ricerca di nuovi giacimenti estrattivi  allo scopo di soddisfare i crescenti fabbisogni tanto del settore dei trasporti, quanto quelli dell’industria e della produzione di energia.

In Italia sono circa 700 i pozzi petroliferi in attività che sono sparsi per quasi tutto il territorio nazionale e, per i prossimi anni, questo numero si prevede in costante aumento. Da queste installazioni, oggi, si estrae annualmente circa il 5% del fabbisogno Italiano del prezioso liquido nero. Recentemente sono state concesse dal governo quasi 100 nuove licenze per la ricerca e l’estrazione del greggio e altre 60 sono ancora in attesa di vaglio. Di queste, circa 70 prevedono trivellazione ed estrazione nel terreno mentre altre 30 sono specificamente rivolte alla trivellazione sottomarina con l’impiego delle ormai tristemente famose piattaforme offshore, una delle quali è stata la causa del recente disastro ecologico nelle acque del golfo del Messico.

Nelle acque che circondano la Sicilia, nei pressi delle isole Egadi, sarebbero recentemente stati localizzati dei nuovi giacimenti sottomarini potenzialmente sfruttabili e alcune compagnie petrolifere sarebbero seriamente intenzionate a metterci su le mani.

Il mare cristallino delle isole EgadiL’ecosistema dell’isola di Pantelleria e delle acque circostanti, vero paradiso ecologico, verrebbero così messe a rischio da un elevatissimo pericolo di inquinamento. Tutte le coste siciliane, comunque, sarebbero nelle mire delle compagnie petrolifere che vorrebbero riempirle di trivelle e piattaforme di perforazione sottomarina. Il governo regionale della Sicilia, consapevole del concreto rischio, è al momento l’unico ad opporsi all’avanzare di queste richieste sempre più pressanti. Si auspica che anche questa porzione d’Italia, di fatto tra gli ultimi lembi di paradiso del Mediterraneo, non venga sacrificata in nome dell’arido profitto.

Intanto, dal governo regionale ci assicurano la netta contrarietà alle richieste già formulate e fatte pervenire dal Ministero dello sviluppo economico, volte invece,  a concedere i permessi di estrazione nel territorio siciliano.

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